Si può attuare il potere di tutti
L’idea del potere di tutti o omnicrazia è di Aldo Capitini. Non esito ad affermare che, insieme a quella della compresenza, è l’idea più importante lasciataci in eredità dal filosofo di Perugia. Con l’omnicrazia è possibile pensare una forma di democrazia non soltanto formale: una democrazia autentica, viva, partecipata. Tutti sono chiamati all’impegno politico attraverso l’assemblea, alla discussione ed all’analisi critica delle decisioni degli uomini politici, con le quali già si esercita un potere diverso, un potere distribuito. Con l’omnicrazia la politica viene gradualmente sottratta ai partiti ed ai politici di professione e torna ad essere cosa di tutti. Lo strumento del potere di tutti erano i Centri di Orientamento Sociale (Cos), che Capitini creò nel dopoguerra e che, come é noto, ebbero vita né facile né lunga. È rimasta l’idea, che torna con gran frequenza nei dibattiti di area nonviolenta, ma non si può dire che la prassi abbia fatto un solo passo avanti dai tempi di Capitini. Se mi interrogo sul perché di questa situazione, mi viene in mente una considerazione dell’Anonimo di Giamblico: gli uomini amano dedicarsi ai propri affari e non si preoccupano della cosa pubblica se non quando il suo cattivo andamento li costringe a farlo. Oggi un tale giudizio appare anche troppo ottimistico. Nemmeno un evidente pericolo basta spesso per indurre la gente a riunirsi in assemblea ed occuparsi della cosa pubblica. Questo non è, con ogni probabilità, un fatto naturale, bensì il risultato dell’opera decennale dei centri di potere, che hanno concentrato l’attenzione pubblica sui fatti irrilevanti dello sport, dello spettacolo e della moda per sviarla da quelli dell’economia e della politica. Il fenomeno fu colto da Capitini quando probabilmente era già troppo avanzato per contrastarlo efficacemente. Oggi può dirsi quasi del tutto compiuto, e la dimostrazione è negli scontri di piazza che seguono alla retrocessione di una squadra di calcio, mentre fatti ben più gravi accadono nell’indifferenza di tutti. La diffusione della rete Internet e dei social network ha creato una tragica caricatura del potere diffuso. Il potere di tutti si fonda sulla conoscenza diffusa, sull’analisi attenta, complessa, difficile dei problemi comuni, sulla discussione seria, sul confronto profondo. Nulla di tutto ciò accade in rete. Essa diffonde una illusione di conoscenza, favorisce la pretesa di intervenire sulle questioni pubbliche senza avere né cercare alcuna competenza; l’esito è la chiacchiera scomposta di una massa irresponsabile che vomita odio, pregiudizio, violenza.
È bene continuare a tenere vivo il progetto capitiniano e nonviolento del potere di tutti, ma è importante essere anche consapevoli che si tratta di un progetto drammaticamente lontano dalla realtà attuale, e che oggi si tratta di salvare l’idea dell’omnicrazia, rimandando a tempi migliori — che non verranno domani, né dopodomani — la sua realizzazione.
