È possibile giungere ad una piena comprensione tra culture diverse
Gandhi aveva una grande fiducia nella possibilità di comprensione e coesistenza tra culture e fedi diverse. Da induista, possedeva una comprensione aperta del Divino e non aveva alcuna difficoltà ad apprezzare l’islam, il cristianesimo, il buddhismo e, per certi versi, lo stesso ateismo (in quanto è anch’esso una ricerca della verità, e Dio è, appunto, Verità). La sua fiducia, purtroppo, era ingenua, così come la sua interpretazione delle religioni diverse dall’induismo, mossa dalla preoccupazione di far venire in primo piano gli elementi conciliabili, tacendo quelli incompatibili. Da un punto di vista prettamente intellettuale, una operazione del genere non sembra difficile. Basta isolare nelle diverse tradizioni religiose l’elemento etico e far notare la vicinanza, se non proprio la somiglianza, tra l’ahimsa indiana e l’amore cristiano o tra la devozione islamica e la bhakti. Tutte le religioni sono viste come vie diverse che conducono all’Assoluto. Del resto, se c’é un Assoluto, sarebbe ben strano che una sola via conducesse a Lui. Questa convinzione, che Gandhi aveva ricevuto dalla teosofia, è seriamente sostenuta soltanto dai seguaci della New Age. La verità, invece, è che l’Assoluto, proprio perché assoluto, non si lascia vincolare, limitare, comporre. L’Assoluto cristiano non può scendere a patti con l’Assoluto musulmano o ebraico, né può avere altro che disprezzo per il politeismo. Questo sembra essere un problema particolare dei monoteismi, sulla cui radice violenta sono forse condivisibili le osservazioni critiche di James Hillman (ancora nel suo ultimo libro, Un terribile amore per la guerra). La religione non è, purtroppo, soltanto etica. La religione è legata principalmente allo stile di vita ed all’identità, è una grammatica per leggere il territorio esteriore ed interiore, una mappa del mondo che gli uomini credono di dover custodire intatta per non perdersi nel caos. Difficile dire cosa è centro e cosa è periferia, cosa è essenziale e cosa è orpello in una religione. In un paese del sud portare il santo in processione è al centro del cristianesimo non meno del sacramento della comunione, e tutti sarebbero pronti alla violenza per difendere quella tradizione che interpretano come elemento essenziale e irrinunciabile della loro identità. Il dialogo tra religioni, che avviene a livello intellettuale — filosofico ed etico — lascia intatta questa base rituale, cerimoniale, identitaria, che è centrale non meno del contenuto etico o mistico di una fede, e che però è al di qua di ogni possibilità di intesa con altri rituali e cerimoniali, con altre identità.
Forse intellettuali appartenenti a diverse fedi religiose potranno giungere ad elaborare una "etica mondiale" (qualcosa come l’homaranismo di Lejzer Zamenhof), ma i fedeli delle singole religioni continueranno ad odiarsi come si odia il diverso, tutte le volte che si sentiranno minacciati nella loro identità e nei loro cerimoniali.
