Capitolo 3

Ogni uomo è convertibile al bene

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La nonviolenza ritiene che in ogni uomo sia presente un fondo di bontà, spesso ben nascosto e soffocato dalle passioni, ma mai del tutto estinto, al punto tale che basta saper trovare le parole giuste, basta un gesto significativo per far riaffiorare quella bontà di fondo ed operare la conversione del nemico. È questa convinzione che ha spinto Gandhi a scrivere una lettera ad Hitler, che non è stata mai recapitata, in cui gli chiedeva a nome dell’umanità di fermare la guerra.

Questo fondo dell’anima è mitico. Non è possibile ovviamente negare la realtà delle conversioni, ma nemmeno è possibile dedurre da esse la convertibilità di ogni essere umano, perché la maggior parte degli uomini si aggrappano disperatamente a quel che sono, e preferirebbero morire piuttosto che cambiare un aspetto anche superficiale della propria identità. Quel che un uomo ha nel fondo dell’anima è un mistero per tutti e soprattutto per se stesso. E d’altra parte, se in Hitler c’era un fondo di bontà, anche in Gandhi bisogna postulare un fondo di malvagità: e questo complica molto le cose. Come può Gandhi, lui stesso insidiato dalla malvagità, cercare di convertire Hitler? E se invece Gandhi non aveva alcun fondo di malvagità, ma era un uomo assolutamente buono, incorruttibile, indifferente alla seduzione del male, perché non possiamo considerare Hitler come un uomo assolutamente malvagio, indifferente alla voce del bene?

Se esistono uomini radicalmente buoni, allora vi sono anche uomini radicalmente cattivi. Se invece gli uomini non sono mai radicalmente buoni o cattivi, ma sempre incerti tra il bene e il male, chi può pretendere di convertire il prossimo? Le probabilità che un Hitler converta un Gandhi non sono inferiori a quelle della immediata e completa conversione di un Hitler. Ma ammettiamo per un attimo un Hitler profondamente commosso dalla lettera di Gandhi, improvvisamente convertito, oppresso dai sensi di colpa per il male fatto e desideroso di rimediare al più presto. Avrebbe potuto realmente porre fine alla guerra? C’è da dubitarne. Nemmeno i dittatori sono signori della storia, né padroni dei loro popoli. Un dittatore convertito sarebbe un dittatore morto, ed il suo posto sarebbe ben presto preso da un altro. Il nazismo non era Hitler, ma aveva profonde radici in almeno cento anni di storia e di cultura tedesca. Per essere realmente efficace, la lettera di Gandhi avrebbe dovuto non solo convertire Hitler, ma cancellare di colpo cento e più anni di risentimento, di esaltazione, di militarismo. Avrebbe dovuto convertire un intero popolo. Ma i popoli sono ancora meno convertibili degli individui.

Le cose non cambiano molto nemmeno se crediamo in Dio. Certo, possiamo pregare Dio di illuminare la mente dei potenti o addirittura l’anima di interi popoli. Di fronte alla constatazione della assoluta inutilità di queste preghiere, tuttavia, un credente dovrà ammettere che Dio non può fare a meno di rispettare il libero arbitrio degli uomini.