Premessa
Fino a qualche decennio fa il destino delle religioni sembrava segnato, almeno nei Paesi occidentali. La secolarizzazione procedeva sicura, apparentemente inarrestabile e non era difficile immaginare un futuro in cui tutte le religioni, almeno come le conosciamo, sarebbero state spazzate via. Oggi un simile ottimismo sarebbe ingiustificato. Le religioni sono in rapida crescita anche nei Paesi industrializzati ed hanno dimostrato di saper utilizzare a loro vantaggio anche gli strumenti tecnologici e informatici. Oltre a mantenere una base solida nei Paesi poveri, il cristianesimo si mostra aggressivo nella versione evangelica in America e in quella ortodossa in Russia, offrendo sostegno alle politiche di Donald Trump negli Stati Uniti, di Jair Bolsonaro in Brasile, e di Vladimir Putin in Russia.
Attaccare la religione non è, dunque, infierire su un cadavere. Né approfondire le ragioni dell’ateismo significa ribadire l’ovvio. Più il mondo diventa complesso, difficile da decifrare, minaccioso con le sue molteplici emergenze — le malattie, la crisi climatica, il rischio nucleare — più è forte la tentazione di trovare rifugio in una concezione religiosa. È una tentazione comprensibile.
Perché allora difendere l’ateismo? Perché quella presa di rifugio non è senza conseguenze. Affidarsi a una costellazione di dogmi e a delle autorità religiose significa rinunciare al pensiero autonomo e critico, ossia alla più nostra delle nostre facoltà. Più la religione è diffusa, più debole è il senso critico. E un indebolimento generale del senso critico ha effetti devastanti sulla vita di tutti.
Dio è falso significa due cose.
Significa, naturalmente, che Dio non esiste, che è la convinzione di base dell’ateismo. Ma significa anche, considerando l’etimologia dell’aggettivo (falso viene dal verbo latino fallere: ingannare, deludere, simulare), che il personaggio di fantasia che si chiama Dio e che compare nei testi sacri dei monoteismi è tutt’altro che un personaggio leale, onesto, buono; se fosse il personaggio di un romanzo, difficilmente il lettore riuscirebbe ad affezionarsi a lui: sarebbe un anti-eroe, uno di quei personaggi attraverso i quali i grandi narratori dell’Ottocento e del Novecento hanno mostrato le tenebre e gli abissi dell’animo umano.
Poiché ai credenti questo libro apparirà blasfemo fin dal titolo, è bene premettere qualche considerazione sulla blasfemia.
La società è fatta, tra le altre cose, di discorsi. Quello che ci diciamo sull’educazione, sui rapporti di genere, sul potere, sul sesso e così via è determinante per il modo in cui facciamo educazione, impostiamo i rapporti di genere, pratichiamo il potere e il sesso eccetera. Il modo in cui viviamo insieme è condizionato dal modo in cui pensiamo il nostro vivere insieme, ma anche dai discorsi pubblici sui valori, le regole, i ruoli, le pratiche sociali e quelle private, il bene e il male, il conveniente e lo sconveniente, e così via.
Ora, ogni discorso pubblico può essere criticato. È un diritto elementare prendere parte al discorso pubblico con piena libertà di critica. È un diritto elementare poter dire, ad esempio, che le relazioni educative devono essere simmetriche e libere dal potere. È un diritto elementare di chiunque provare a cambiare la società dando il proprio contributo al discorso pubblico. E questo contributo può includere anche la critica aspra, il sarcasmo, la satira.
Da diversi secoli la religione è diventata parte integrante del discorso pubblico. A dire il vero in passato il discorso pubblico era discorso religioso ed ogni tentativo laico di intervenire nel discorso pubblico era soffocato nel sangue. Le cose ora vanno diversamente. La religione non può vantare alcun privilegio nel discorso pubblico: e dunque qualsiasi affermazione o convinzione religiosa dev’essere trattata alla stessa stregua di qualsiasi altra.
In passato esistevano due livelli della religione: quello pubblico e quello misterico. È ancora difficile comprendere quasi fossero le convinzioni dei seguaci dei misteri orfici ed eleusini. Sappiamo che sono stati determinanti per la nascita della filosofia, ma dal momento che erano, appunto, misteri, non è facile far piena luce su di essi. I misteri erano convinzioni e pratiche religiose sottratte al discorso pubblico, proprio perché il discorso pubblico è per sua natura corrosivo. Facevano parte del discorso pubblico i miti, le storie riguardanti le divinità, che non di rado erano oggetto di ironie o di argomentate critiche filosofiche.
Il cristianesimo ha una particolarità. È una religione a carattere misterico. Le convinzioni centrali del cristianesimo ed i suoi rituali – la morte di Dio, il suo sacrificio, la ripetizione del sacrificio nella pratica della comunione – sono affini a pratiche misteriche come quelle legate al culto di Mitra. Al tempo stesso, però, il cristianesimo non è un culto misterico. La messa e la comunione avvengono sotto gli occhi di tutti e ad esse partecipano non degli iniziati, ma dei semplici credenti, spesso nemmeno praticanti. Il cristianesimo è un volgarizzamento dei misteri che avanza la pretesa di partecipare al discorso pubblico rivendicando al contempo la segretezza dei misteri. E in ciò, naturalmente, c’è una pretesa irricevibile. Delle due l’una: o il cristianesimo rinuncia al discorso pubblico, si ripensa come pratica iniziatica, ricevendo da questo ritrarsi la protezione che viene dall’essere fuori scena; oppure, se pretende di partecipare al discorso pubblico – cercando anche di orientare le scelte politiche – non può sottrarsi alla corrosività del discorso pubblico. Pretendere una particolare intoccabilità nella sfera del discorso pubblico in nome delle proprie pratiche misteriche è disonestà intellettuale.
Questo libro è articolato in tre momenti: una prima parte nella quale si introduce il concetto di ateismo e si discutono le presunte prove dell’esistenza di Dio; una lunga parte centrale di analisi della Bibbia; una parte finale di riflessione sulle questioni etiche e politiche legate all’ateismo.
Ringrazio Marco Trainito e Carlo Serrati per l'attenta lettura del testo. Sono naturalmente l'unico responsabile delle sue restanti imperfezioni.
Siena, luglio 2022
